Al mattino l’accesso è riservato agli studenti della scuola per svolgere attività didattiche e laboratoriali, incontri con l’autore, letture animate, incontri Book Club, prestiti di classe e molto altro.
Al pomeriggio, dalle 14.30 alle 17.30, è aperta a tutti (studenti dell’istituto e utenti esterni) come sala studio, prestiti e consultazioni.
Sotto a “Il portale delle biblioteche del Polo regionale del Veneto SBN”: 1. Nel rettangolo “Catalogo” a sinistra, scegli l’Autore, alcune parole del titolo o la tematica. 2. Nel rettangolo a destra, controlla di aver selezionato “Biblioteche Provincia di Treviso” / “MOGLIANO VENETO Collegio Salesiano Astori” 3. Ordina i risultati a seconda della “Rilevanza”, “Titolo”, “Autore”, “Data – più recente”, “Data – meno recente” 4. Esegui la ricerca, attraverso il tasto “Cerca”
Biblioteca del Collegio Salesiano Astori Via Marconi, 22 31021 Mogliano Veneto (Treviso – Italia)
Ficarra e Picone, in chiusura del loro spettacolo teatrale (4 settembre 2011), ricordano il prete palermitano Pino Puglisi, ucciso nel 1993 dalla mafia per la sua opera e il suo apostolato accanto alle famiglie e ai ragazzi del quartiere Brancaccio. I due attori, da liceali, erano stati allievi di don Pino Puglisi.
Il film “Alla luce del sole”, su Padre Pino Puglisi.
Un film dolce e violento, bello e terribile – biblicamente – come un esercito schierato a battaglia. In questi anni proiettato tantissime volte in occasione di incontri per fare memoria del parroco-martire ucciso dalla mafia il 15 settembre del 1993 e di recente proclamato beato dalla Chiesa cattolica. Al momento del debutto del film nelle sale, preceduto da un enorme battage mediatico, si riaprì il dibattito, che era sopito, su Palermo e sulla mafia. Giuseppe D’Avanzo su “Repubblica” interpretò il film come un match calcistico, concludendo, pessimisticamente, che “hanno vinto i fratelli Graviano e Puglisi non è mai stato in partita”. Lo stesso Faenza rispose che una simile metafora gli sembrava inadatta e anzi dannosa: “Accreditando il potere della mafia, o peggio la sua vittoria, c’è il rischio di accettare lo status quo e di abbandonare ogni forma di lotta. Le idee e gli ideali possono essere oscurati ma non sconfitti”. Anche qui occorre usare il cuore, non la testa: “Don Puglisi – spiega il regista – parlava il linguaggio delle emozioni, era un sognatore, un credente dalla fede più profonda, come i martiri cristiani che, pur mandati a morte, hanno vinto nel tempo”. Parole bellissime. Magari le sapessero pensare e pronunciare tanti cristiani di testa e non di cuore, perbenisti e dubbiosi. Quelli che non hanno ancora sentito nel cuore una verità, la verità: Gesù è stato ucciso, ma non è mai stato sconfitto.
Paolo Ganz, Scemo di guerra, Editrice Nuova Dimensione, Portogruaro (Venezia) 1998.
L’Allievo Tenente Italo Ardenghi, si congeda dal padre e lascia Treviso per raggiungere la sua brigata, già in linea sul Passo Vezzena. Indossa la divisa immacolata, al suo fianco danza la pistola d’ordinanza, e un fiero sorriso gli illumina il volto. Destino vuole che, proprio la notte del suo arrivo, si compia uno dei primi e più cruenti massacri sul fronte italiano della Grande Guerra: la battaglia del Basson, combattuta nella notte di plenilunio tra il 24 e il 25 agosto 1915. Da quel momento, la sorte di Ardenghi, condivisa tragicamente da milioni di italiani, lo farà precipitare in un abisso di disperazione. Dal manicomio militare del Sant’Artemio, dove viene rinchiuso dopo aver perso la ragione durante il combattimento, al rifugio segreto di Rucorvo, un pugno di case dimenticate ai piedi delle Dolomiti, il giovane soldato vivrà un continuo succedersi di avvenimenti e attese. In mezzo al caos, alla follia e al dolore, sarà Maria, donna forte e caparbia, a fare di lui un uomo. Ma l’ombra della disfatta di Caporetto, incombe ormai sulle loro speranze.
Ruby, una ragazza diciassettenne, è l’unica persona udente di una famiglia di persone sorde. Ogni mattina, prima di andare in classe, dove viene ignorata e presa in giro dalle altre studentesse, aiuta i genitori e il fratello a gestire l’attività di pesca ed è lei il referente principale per contrattare la vendita del pesce. Al tempo stesso ha una grande passione per il canto ed entra nel coro della scuola diretto dal maestro Bernardo Villalobos che con lei è molto severo, la rimprovera spesso per i suoi ritardi ma riconosce che ha un grande talento e cerca così di prepararla per l’audizione a una prestigiosa scuola. Ruby si trova ora a un bivio: seguire i propri sogni o continuare ad aiutare la sua famiglia?
La voce della protagonista si sente sin dall’inizio del film: la ragazza sta infatti cantando ‘Something’s Got a Hold on Me’ di Etta James e diventa l’elemento principale di comunicazione della sua famiglia con l’esterno. Ruby è sospesa tra due mondi: da una parte quello rassicurante ma isolato composto dai genitori e il fratello, dall’altro quello esterno che affronta con paura ma anche con determinazione e coraggio.
CODA (acronimo di Children of Deaf Adults), remake del francese La famiglia Bélier, è proprio un film sulla voce. La regista Sian Heder è particolarmente attenta alle variazioni, ai cambi di tono e al modo in cui le canzoni vengono cantate dal duetto con il compagno Miles di ‘You’re All I Need to Get By’ fino all’esecuzione decisiva di ‘Both Sides Now’ di Joni Mitchell. Il merito va principalmente alla sorprendente interpretazione della protagonista Emilia Jones, l’attrice londinese che già ha mostrato il proprio talento nel western Brimstone e nell’horror La casa delle bambole – Ghostland nei panni della protagonista adolescente.
Ha già trionfato al Sundance Film Festival dove ha vinto il Gran Premio della Giuria, Premio del Pubblico, Premio Speciale per il cast e Premio per la Miglior regia nella sezione Drama al Sundance 2021. Inoltre è un remake all’altezza dell’originale che parte in sordina, s’incarta nel frammento delle audizioni degli studenti che si esibiscono con ‘Happy Birthday to You’ ma poi cresce alla distanza trovando l’equilibrio tra il realismo nel modo in cui viene mostrata la quotidianità della sua famiglia con sveglia alle tre del mattino (realmente interpretata da attori sordi dove spicca Marlee Matlin che aveva vinto l’Oscar come Miglior attrice per Figli di un Dio minore) e i momenti musicali.
Heder è sempre attenta alle inquietudini delle sue giovani protagoniste come si era già visto nel suo primo lungometraggio Tallulah, il film Netflix in cui Ellen Page sottrae il figlio a una madre irresponsabile e lo spaccia per suo. CODA però è un deciso passo in avanti. Dalla scena in cui Ruby canta di spalle con il compagno Miles a quella in cui canta di nuovo la canzone del saggio al padre che le afferra lievemente il collo per sentire le vibrazioni, il film prende per mano e trascina con sé con un crescendo simile a La musica del cuore, uno dei titoli più sottovalutati di Wes Craven. Non cerca scorciatoie strappalacrime, è diretto nel mostrare la famiglia come luogo di legami forti ma anche principale ostacolo per inseguire i propri desideri e diventa autenticamente emozionante e coinvolgente.